NERO ELASTICO

Abitare nell’Arte
9 Agosto 2017
ARATURA (1994)
21 Novembre 2016

NERO ELASTICO

Descrizione

MOMA Arredi & Co

Progettazione: Mario Campopiano
Fotografie: © Gino Palladino
Grafica e Stampa: Tipolitografia Fotolampo - Campobasso (760-10)


Forma e materia.

Nell’accezione classica dei termini. Niente vernici, niente pennelli, Cavone si libera degli strumenti tipici del pittore e decide di scolpire i suoi quadri. Anzi fa di più. Esce dalle vesti dell’artista per indossare i panni dell’artigiano. Speciale però. Di un artigiano dell’arte, termine che questa volta prende le distanze dal significato ‘classico’ per diventare arte-percorso, arte-sentiero, arte-pensiero. Perché è solo approfondendo la ricerca, affinando lo spirito, che si può arrivare ad un ‘concettuale impuro’ espressione che si legge sugli ultimi lavori di Cavone. Pezzi di camera d’aria che, sapientemente ritagliati e sovrapposti, formano una mappa, una cartina geografica che indica la strada a chi non si ritrova in un mondo caduto in un enorme pantano, perennemente in bilico tra una politica lontana dalle esigenze della gente e la voglia di voltare pagina. Di guardare al futuro. Futuro minacciato da nuvole cupe, che si scontrano con i ritagli di lastra d’acciaio. Lucido o più ruvidamente grezzo, brillante o coperto dalla ruggine. Ed è qui che Cavone riesce a trovare l’equilibrio, della materia e della forma per l’appunto. E il colore diventa solo una sublimazione della sostanza. Il nero elastico della camera d’aria riesce quasi a spalmarsi sul supporto ligneo, a contrastare con l’acciaio che invece nelle opere interpreta la fermezza, la durezza, la mancanza di malleabilità che ben rappresenta il pensiero di chi siede nelle stanze dei bottoni. Di chi non si piega alle esigenze del suo popolo, di chi non guarda avanti. Con questo nuovo filone Cavone riesce a fare un salto nel futuro, inaugura un nuova era e trova la soluzione, il giusto compromesso tra politica e società, almeno sulla tela. Ma non solo. La gomma della camera d’aria finisce sui piatti come a dire che attorno a una tavola è più facile spartire le pietanze: soldi ed interessi in questo caso. Interessi privati, naturalmente. Estremamente personali che non hanno nulla a che vedere con il bene comune. Interessi che chi comanda non dimentica quasi mai di portarsi dietro, magari chiusi in una borsa 24ore che Cavone ricopre ancora di nerissima gomma, che non lascia scampo. Nemmeno la coscienza può più nascondersi: sulle cornici degli specchi cala il ‘nero elastico’ quasi a voler chiudere un cerchio virtuale. Intanto su un quadro spunta il candido marchio della casa produttrice, la serie alfanumerica e una dicitura ormai in via di estinzione: Made in Italy, in un mondo dove tutto arriva dall’Oriente stacanovista. Un altro tonfo per una società che cammina all’indietro. Ma quando sembra di essere finiti in un tunnel ecco che si intravede una valvola per l’ossigeno. Una speranza per l’umanità, l’unico appiglio per uscire dal pantano. Per rimanere in vita. C’è solo una valvola per l’ossigeno, servirà a far respirare ad una società che annaspa. Almeno sulla tela ma che non serve a trovare il tesoro. Quella che ancora una volta si appropria dell’accezione classica del termine di Ce ne sono ovunque: dimenticati nelle cunette delle strade, abbandonati accanto ai piloni dei ponti, nascosti sotto le fronde degli alberi. Sono lì a testimoniare l'importanza di un’invenzione, l’utilità di un oggetto comune che nella civiltà moderna ha rappresentato il progresso contribuendo a tagliare ogni legame con un passato ingombrante quasi del tutto cancellato. La banalità e la ricercatezza di uno pneumatico. La vita di una ruota di gomma che ha dato un’impronta al termine ‘moderno’, che ha scandito l’arrivo di un futuro che oggi fa fatica ad andare avanti impantanato tra le pieghe di un sistema che poco si adegua all’umanità. Elio Cavone entra in questa logica, la osserva, ne coglie i punti critici e sceglie di andare oltre, e oltre l’apparenza non c’è che l’anima dello pneumatico: la camera d’aria che l’artista tratta come fosse un barattolo di acrilico. La fa a pezzi, ne individua il verso, la incolla alla base, la fa diventare una mappa, quasi una cartina geografica. Niente di più poetico. Niente di più vero. Pezzi di gomma che si fondono con altri pezzi di gomma che trovano un equilibrio tra forme che non esistono, quasi una tela bianca per esprimere l’immobilismo di un conflitto sociale e politico che taglia le gambe di chi vuole muoversi ma che rimane costretto nel nero senza sosta della gomma. Elastica sì, ma non per Cavone che ne coglie il lato più rigido accostandola per sintonia o discrasia all’acciaio lucido, o al ferro già coperto dalla ruggine.